Perché Catania si chiama così?
di Ada Polopoli.
Catania è una città nella quale nel corso dei secoli si sono incontrati e scontrati diversi popoli e civiltà: Greci, Fenici, Romani, Barbari, Arabi, Normanni, ognuno dei quali ha lasciato un segno della propria presenza fino a rendere incerta l’origine e discusso il significato del nome stesso.
Si dice che la città del vulcano sia stata chiamata dai greci Katá
Aitnem, che significa ai piedi dell’Etna;
dai fenici katna, cioè piccola;
dai latini Catinum ossia bacino; dagli
arabi Qataniyah, cioè Leguminose (tipico
legume della piana); o ancora dagli arabi Balad-el-fil
o Medinat-el-fil, ovvero città
dell’elefante.
Sul nome non mancano ipotesi mitologiche: c’è chi suppone che la città prenda il nome dall’eponimo eroe Catano, che li vi avrebbe condotto i calcidesi all’epoca della colonizzazione greca; e chi pensa sia invece omonimo della moglie di Evarco, (buon condottiero) anch’egli colonizzatore calcidese.
Ma se vogliamo individuare l’origine più probabile del nome Catania, l’ipotesi più accreditata ci riporta al nome indigeno di un villaggio siculo chiamato Katàne che significa “grattugia”. Ciò ben si spiega con la consuetudine degli antichi di fare derivare i nomi dei luoghi dalle loro caratteristiche; così è stato per Siracusa, che significa città paludosa, o per Messina, chiamata anticamente Zancle che significa falce, per via della forma del suo porto. Dunque è proprio la sciara lavica catanese spigolosa, ruvida e tagliente che motiverebbe la scelta di aver dato questo nome a questo luogo.

“MADE in Liotru”
di Ada Polopoli.
Ad avere l’onore di essere simbolo della città di
Catania è proprio quel simpatico pachiderma che da secoli veglia
su piazza Duomo, sorreggendo l’obelisco sulla maestosa fontana costruita
dall’architetto Giambattista Vaccarini nel 1736.
La più attendibile tradizione ritiene l’elefante oggetto di
culto in un tempio di riti orientali della Città. Precipitato dal
suo altare ai primordi del Cristianesimo, venne portato fuori le mura, dove
rimase per più secoli.
Altra origine considerata è il culto di Dionisio, che ebbe molta
diffusione nei periodi ellenistico e romano della Sicilia; e com'è
noto Dionisio sconfisse le Amazzoni proprio a cavallo di un elefante.
La fama dell'animale poi ebbe la definitiva espansione quando Annibale fece
vacillare l'Impero Romano, proprio con le sue truppe di elefanti.
L'elefante divenne il simbolo della città di Catania: fu costruita
una scultura dell'animale usando proprio la pietra lavica, attribuendo così
alla statua il potere di un talismano posto a protezione del territorio
dalla furia dell'Etna. La figura fu posta sulle porte della città
e vi rimase fino ai tempi della dominazione araba, quando fu trasferita
nella chiesa dei Benedettini.
La Sicilia è ricca di leggende ed anche la storia del nome Liotru
o Diotru, è ammantata di fantasia.
Il nome dell'elefante “Liotru” infatti, si fa derivare da Eliodoro,
un mago che visse intorno al 725 d.C. nel tempo in cui Catania era una provincia
bizantina dell'Impero Romano d'Oriente.
Si dice che Eliodoro fosse dotato di poteri soprannaturali; era un mago,
un incantatore, uno stregone. La tradizione popolare ha tramandato il ricordo
di suoi straordinari e bizzarri fatti.
Ad esempio, si narra che andasse al mercato e comprasse tutto ciò
che voleva, pagando in ori e diamanti, ma una volta andatosene i preziosi
si trasformavano in sassi. Altra sua famosa angheria, fu quella di beffare
il nipote del vescovo facendolo vincere ad una corsa di cavalli; ma al momento
della premiazione il cavallo vincente parlò, rivelando alla folla
incredula che in realtà era Satana messosi al servizio del mago per
lo scherzo, e poi sparì.
La leggenda racconta che fu proprio Eliodoro a costruire magicamente l'elefante
di lava; egli girava per la città a cavallo della magica creatura,
facendo scherzi e dispetti alla popolazione. Spesso disturbava i riti religiosi
provocando malcontento dei cittadini e la rabbia dei vescovi.
Fu cosi che un giorno, il vescovo Leone gli gettò al collo una
stola e lo esorcizzò dandogli fuoco. Il castigo inflitto a Eliodoro
è immortalato da due piccole tele che si conservano, rispettivamente,
nella sacristia della Cattedrale e nel nostro Museo Civico.
Quanto all'elefante che, sempre secondo la tradizione popolare, era servito
ai prestigi del mago, dopo essere stato lungamente dimenticato, venne ricondotto
in città dai padri Benedettini del monastero di S. Agata e posto
ad adornare un antico arco o porta, detta, appunto, "di Liodoro"
o "di lu Liòduro", nome che si trasformerà, nel
tempo, nell’attuale “Liotru”.
Dopo il terremoto del 1693, l'elefante giacque ancora in abbandono, finché,
nel 1727, l'olandese Filippo d'Orville, trovandosi di passaggio da Catania,
sollecitò che esso venisse riinnalzato, insieme all'obelisco egizio
che adesso lo sormonta.
Nel 1736 il Vaccarini realizzò la monumentale fontana di Piazza Duomo
adornandola del simbolico animale.
