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I parchi regionali dell’Etna, delle Madonie e dei Nebrodi come strumenti di sviluppo sostenibile

l 22 gennaio 2010 si è svolto a Palermo presso Palazzo dei Normanni il convegno “Tre governance a confronto: i parchi regionali dell’Etna, delle Madonie e dei Nebrodi”. I commissari di questi “storici” parchi siciliani, a quasi trent’anni dalla legge che ha istituito le riserve naturali in Sicilia (legge quadro n. 98/1981), si sono riuniti al fine di analizzare e confrontare i risultati raggiunti e i futuri obiettivi delle loro rispettive politiche.
Il leitmotiv che ha condotto il convegno è stato quello di considerare l’istituto del parco non solo come un modello di abilità conservativa di un territorio, minacciato e che deve difendersi da attacchi esterni, ma anche e soprattutto come un modello di sviluppo di possibilità compatibili con il rispetto della natura, inducendo, tra l’altro, chi si è chiamato fuori, a causa di una diffidenza nutrita nei confronti dell’istituto medesimo perché considerato come ostacolo all’attività edilizia, a rientrarvi e parteciparvi.
I risultati in tal senso oggi raggiunti dai tre “storici” parchi siciliani sono numerosi sia in una prospettiva di tutela ambientale sia in una prospettiva occupazionale. Numerose, infatti, sono le iniziative attuate dai tre parchi al fine di tutelare le biodiversità, o per rilanciare il patrimonio agricolo e zootecnico, nonché quelle di bonifica del territorio. Altrettanto numerose e concrete sono le proposte di occupazioni da esercitare all’interno del parco come l’istituzione di Guardie Parco con specifiche competenze, la creazione di laboratori botanici per la salvaguardia delle biodiversità, o di laboratori di restauro, nonché attività imprenditoriali come quelle enogastronomiche o come la creazione di centri sportivi.
Ettore Foti, commissario del Parco dell’Etna, il più antico dei parchi siciliani, ha dichiarato che, tra i più significativi risultati raggiunti dalla propria amministrazione, vanta “la creazione di sentieri naturalistici percorribili da tutti anche dagli ipovedenti e dai non vedenti”, nonché la “creazione della Banca del Germoplasma vegetale, inaugurata il 17 ottobre 2009, per la conservazione delle biodiversità, il cui sentiero, percorribile anche dai diversamente abili, fornisce agli ipovedenti e ai non vedenti apposite tabelle Braille.”. “Il parco dell’Etna – continua Ettore Foti – sta per raggiungere un altro importante traguardo con il varo del piano di coordinamento territoriale. Una sorta di piano regolatore generale che, nonostante la gestione lunga e laboriosa, è giunta al termine con il decreto alla firma dell’Assessore regionale al Territorio”. Il commissario ha anche proposto “l’istituzione di una rete dei parchi siciliani, soprattutto per pianificare gli eventi internazionali e la costituzione di una Guardia Parco.”.
Bilancio positivo anche per il commissario del Parco delle Madonie Angelo Aliquò il quale, anzitutto, ha dichiarato di essere “riuscito a superare la diffidenza della popolazione locale che vedeva nel parco un ostacolo all’attività edilizia e che oggi, invece, partecipa alla governance del territorio”. “Nelle Madonie – ha annunciato Aliquò – “creeremo anche la più grande pista di mountain bike del Mediterraneo. L’Ente parco ha comprato 40 biciclette che saranno affidate a due società di giovani di Castellana Sicula e di Collesano. Un modo per creare occupazione e turismo. Con l’azienda foreste, infine, si sta definendo un progetto importante per la sistemazione di oltre 200 chilometri di sentieri”. Al fine di sviluppare un turismo enogastronomico, numerosi sono i presidi di Slow Food.
Antonino Ferro, commissario del Parco dei Nebrodi, ha riferito che “si stanno portando avanti iniziative volte ad valorizzare le professionalità locali, facendo riemergere vecchi mestieri e impiegando giovani lavoratori sul territorio”. Ha anche illustrato il “progetto life per la bonifica delle zone umide realizzato in collaborazione con le università di Palermo e di Catania, e le iniziative per la tutela biodiversità, come la reintroduzione del grifone e il mantenimento dell’aquila reale.” Ferro, infine, ha evidenziato “la necessità di aggiornare la normativa che regola i parchi”.
Altri significativi contributi sono stati apportati da docenti universitari e amministratori locali i quali hanno tutti evidenziato l’importanza dell’istituto del parco al fine di conservare le biodiversità, vegetali e animali e creare occupazione, il tutto nella prospettiva, non solo di costruire il parco, ma anche di mantenerlo, difenderlo ed esportarlo.
A concludere il convegno è stato Salvatore Di Martino, dirigente del servizio parchi dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente. “Stiamo istituendo – ha detto – per la prima volta in Sicilia quattro parchi nazionali: Pantelleria, Egadi e litorale trapanese , Eolie e Iblei, e un altro regionale, quello dei monti Sikani”.  
Il quadro emerso al termine del convegno è, quindi, positivo e consistente, laddove l’azione di tutela dei tre parchi naturali è volta ad introdurre tecnologie capaci di garantire insieme salvaguardia dell’ambiente, occupazione intelligente, formazione culturale, crescita civile e, quindi, sviluppo socio-economico per i territori su cui insistono
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Turismo: via libera alla creazione di nuovi distretti turistici in Sicilia

L’assessore al Turismo della Regione Sicilia , Nino Strano, ha dato il via libera alla nascita delle nuove organizzazioni territoriali di gestione e promozione turistica.
I distretti hanno come finalità quella del miglioramento delle condizioni dell’offerta turistica complessiva, di fruibilità ed accessibilità delle ricchezze culurali e naturalistiche del territorio nonché l’aumento dei volumi relativi al turismo pernottante e della spesa turistica. Ai fini del riconoscimento, il distretto deve avere almeno 200mila abitanti e una capacità ricettiva pari ad almeno 7.500 posti letto.
Il territorio del distretto deve, inoltre, avere infrastrutture culturali o naturalistiche che lo rendano un punto di attrazione per i turisti.

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LA FESTA DI S.AGATA

Tre giorni di culto, di devozione, di folclore, di tradizioni che non hanno riscontro nel mondo. Soltanto la Settimana Santa di Siviglia in Spagna e la festa del Corpus Domini a Guzco in Peru' possono paragonarsi, quanto a popolarita', ai festeggiamenti agatini, da cinque secoli sempre uguali. Per tre giorni la gente sciama nelle vie e nelle piazze. Devoti o curiosi si contano a centinaia e centinaia di migliaia, anche sino a un milione.
Sono tre giorni di solennita', ma due in particolare, quando Sant'Agata il 4 e il 5 febbraio nel suo argenteo fercolo "a vara" va tra la sua gente, attraversa i quartieri popolari e quelli alti.

Catania, rinata molte volte da devastanti terremoti e eruzioni dell'Etna, ha tributato alla Patrona chiese e monumenti tra i piu' belli e prestigiosi. Oggi si possono ammirare nella salita dei Cappuccini, all'interno della chiesa di Sant'Agata al Carcere, i ruderi del III secolo d.C. che contengono la prigione dove Sant'Agata pati' il martirio e vi spiro'. Vicino ci sono le chiese di Sant'Agata alla Fornace (in piazza Stesicoro) e di Sant'Agata la Vetere (via S. Maddalena), la prima cattedrale di Catania (appunto la Vetere) e forse luogo della prima sepoltura. Ancora la Badia di Sant'Agata, la stele in piazza dei Martiri, la fontana di via Dusmet, il Duomo normanno-barocco.

Mentre la Basilica Cattedrale conserva le relique in pregevoli lavori di oreficeria opere del Di Bartolo come il busto e lo scrigno (non c'e' una statua di Sant'Agata), la chiesa del Sacro Carcere rappresenta il centro del culto agatino, la storia vivente del martirio, della vicenda agatina. Nel tempio, oltre alla buia stanzetta, si puo' vedere la lastra lavica in cui sono impresse le orme dei piedi. In questo tempio, che presto sara' santuario, il catanese ritrova la sua identita' spirituale.

I catanesi eressero il carcere come uno dei baluardi delle vecchie sue mura. Lo attesta il bastione, ancora oggi ben visibile che fa parte della parte muraria risalente alla fine dell'XI o all'inizio del XII secolo. Il carcere era interrato e annesso alle costruzioni nei pressi del pretorio dell'antica citta' romana, la' dove c'era la residenza rappresentativa di Quinziano, suo persecutore.

La chiesa custodisce alcune fra le piu' preziose memorie religiose e storiche cittadine, ha una suggestione campestre nonostante inserita in piena citta'. Sopra l'altare maggiore una grande tavola, datata 1588 e rirmata dal Niger, raffigurante Sant'Agata al rogo. A fianco del carcere una pietra di lava, molto venerata, con l'impronta dei piedi. In sagrestia notevole la targa antica (sec. XV) con immagine della Santa. Lapidi commemorative, bassorilievi, un epigrafe "Noli offendere patriam Agathae, quia ultrix iniuriarum est" (Non offendere la patria di Agata, perche' e' vendicatrice delle ingiurie), un quadretto settecentesco rappresentante la Patrona.

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POETI ARABI IN SICILIA

In Sicilia intorno all’anno Mille prende vita una fertile scuola poetica in lingua araba che, nei suoi tre secoli di attività, ha prodotto un gran numero di raffinatissime liriche.
L’isola diviene così teatro d’incontro e scambio culturale per poeti provenienti tanto da Oriente che da Occidente, generando un’inevitabile contaminazione linguistica anche nel dialetto. Da ciò il nome di scuola arabo-siciliana.

Queste poesie hanno come temi privilegiati quello amoroso, nella versione del corteggiamento, dell’incontro e dell’abbandono, e quello altrettanto importante della nostalgia per i paesi d’origine. Se in un primo momento si trattava di nostalgia per i paesi d’Oriente o nord Africa, presto si canteranno i luoghi di una Sicilia divenuta terra natia delle generazioni successive dei primi coloni.
poesia

 

L’italiano per capirsi

Da Italia150 - www.italia150.it

Oggi nel mondo 150 milioni di persone parlano l’italiano e 500 mila lo studiano. Sono figli e nipoti di emigrati ma anche persone che amano la nostra lingua perché è lo strumento per accedere a cultura, arte, prodotti e stile di vita del nostro paese. L’italiano è un fattore identitario determinante per la comunità della penisola ma anche per questa comunità internazionale. Vogliamo riflettere sul futuro della lingua italiana, confrontarci con gli stranieri che la studiano e stimolare gli italiani, che spesso la conoscono poco, a riscoprirne le potenzialità.

Le lingue contano

É lo slogan che ha accompagnato l’Anno Internazionale delle Lingue indetto dalle Nazioni Unite e ora in chiusura.Le lingue contano in quando portatrici non solo di valori sociali e culturali ma anche economici e politici (lo hanno dimostrato le recenti vicende parlamentari in materia di lingue): tema approfondito anche durante il convegno Firenze, piazza delle lingue d’Europa tenutosi a Palazzo Vecchio lo scorso 25 novembre, che ha affrontato l’importanza dei diritti linguistici e delle diversità linguis

tiche come garanzia di ricchezza culturale e come risorse fondamentali per la comprensione e la costruzione di una pace solida e duratura.Da News Italia Press (www.newsitaliapress.it) l’intervista a Remigio Ratti, presidente della comunità radiotelevisiva italofona, ex direttore generale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RTSI) e presidente di “Coscienza Svizzera”, intervenuto al convegno insieme a Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca; Gabriele Iannàccaro, ecologo delle lingue docente all’Università di Milano Bicocca; Giuseppe G. Castorina dell’Università di Roma “La Sapienza” e Manuela Cipri dell’Associazione Eurolinguistica-sud.

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Guerra della lingua: I concorsi nella Ue anche in italiano

Nella guerra europea delle lingue, l’ italiano ha vinto una battaglia. E infatti la Corte di giustizia del Lussemburgo ha annullato la decisione della Commissione Ue, quella che stabiliva di pubblicare i bandi per i posti di inquadramento superiore soltanto in tedesco, francese e inglese. D’ ora in poi, dunque, l’ italiano torna ufficialmente alla pari con le altre (insieme alla nostra lingua, presumibilmente farà un passo avanti anche lo spagnolo). Cantano vittoria per il successo del ricorso il ministro degli Esteri Franco Frattini e quello delle Politiche europee Andrea Ronchi, ma tutto il governo segna un punto a suo favore dopo aver fatto «della difesa dell’ italiano in Europa un obiettivo prioritario, chiedendo a tutti i ministri di disertare le riunioni quando non sia previsto l’ interpretariato attivo e passivo in italiano o non sia disponibile la documentazione tradotta». Al di là della disputa europea si pone una questione, oltre che linguistica, di prestigio internazionale e di politica culturale in genere.

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cultura italiana nel mondo

"A SUD.ITALIA 2009" - CATANIA I CROMATISMI DI SALVATORE LANZAFAME

 Salvatore Lanzafame è un siciliano doc: è nato nel 1973 a Catania, dove si diploma all'Istituto d'Arte nel 1992. Nello stesso periodo frequenta la scuola di pittura del maestro incisore Gaetano Signorelli, dove rimane tre anni. Diplomato all'Accademia di Belle Arti punta ad una sua personale ricerca dell'espressione artistica, combinando la tradizione del paesaggismo Romantico  alla forza espressiva dei cromatismi delle avanguardie. " Utilizza sinergica,ente linguaggi e mezzi espressivi differenti e sviluppa una ricerca intimistica attraverso la produzione di assemblaggi polimaterici. Ma è nella pittura che questo figlio della Sicilia accorda in forme arcane i fenomeni impercettibili delle profondità naturali, filtrandole in masse cromatiche esaltanti e sature di essenze plastico-costruttive."  afferma la Galleria  Nuova Officina dell'Arte, presentando la sua opera in mostra da scbato 12 dicembre al l 2 febbraio 2010 Si ricava così una scena compositiva dove le ampie linee di forza vengono modulate dai ritmi dello spazialismo spirituale. Un contesto, quello dove espone Lanzafame improntato essenzialmente alla valorizzazione dei giovani talenti. Un impegno che va al di là delle convenienze commerciali, cui non ha mai dato ascolto, raggiungendo ottimi consensi nelle scelte finora operate. La mostra inaugurata nei giorni scorsi, dal titolo "Erei",  a cura Fabio Basile, offre la  sublimazione di un momento, l'attimo in cui magari si ritrova memoria del sogno.... afferma  Valeria S. Lombardi".
La sua pittura e' da sempre risolta attraverso il binomio di un atteggiamento sensorio raffinato e una ricercata impulsività vitale....La terra e' fertile, brillante, ricca di contrasti e piena di ritmi musicati all'estremo. Una terra visitata e rivisitata dal sole e dalle acque, dalla passione e dal cuore; in attesa, per davvero, di un grande, intenso, magico dono. "  (14/12/2009-ITL/ITNET)

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SLOVENIA - "IL MITO D'EUROPA" FRA GLI ARTISTI DELL'ALPE ADRIA ALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI LUBIANA

Il Mito d'Europa è al centro della rassegna aperta oggi all'Istituto Italiano di Cultura di Lubiana, visitabile fino al 16 ottobre prossimo.

Una collettiva in occasione dell'anno europeo della creatività e dell'innovazione e del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, l'Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, che quest'anno compie 20 anni, propone la mostra Il Mito d'Europa: una rassegna collettiva di artisti, tutti appartenenti alla regione Alpe-Adria, che, con le loro opere, fotografie, quadri, sculture, offrono interessanti spunti di riflessione sul mito d'Europa, esprimendo eredità culturali differenti, che si ritrovano in un'Europa comune.

Espongono i pittori Pio Baissero, Vasja Drajne, Marga Sacher-Santana, gli scultori Alessandro Gaier, Sergio Pacori
e i fotografi Luciano Berini, Lucio Clini, Fabio Lescak, Leopold Meidl, Enzo Pecorari ed Ervino Santarossa.

La mostra è patrocinata da Commissione Europea, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Gorizia, Comune di Gradisca d'Isonzo, Comune di Klagenfurt, Ufficio Cultura, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

L'iniziativa nasce da un'idea dell’Accademia Europeista del Friuli-Venezia Giulia , un’associazione aperta a giovani, studenti e adulti.
Fondata nel 1989, è collegata in rete con più di 100 analoghe istituzioni in 20 Paesi europei. L’Accademia Europeista è inoltre riconosciuta dalla Regione Autonoma del F.V.G. come "Ente di servizio di promozione europea".

L’idea che sta alla base dell’azione dell’Accademia Europeista del F.V.G. è "la formazione europea non conosce frontiere" e per attuarla essa organizza seminari, conferenze, mostre ed incontri anche informali sulle tematiche europee  non solo in Friuli-Venezia Giulia, ma anche in Slovenia, in Austria ed in altri Paesi europei.

In particolare, gli obiettivi che l'ACcademia si propone:
il dialogo interculturale nell'"anno europeo del dialogo interculturale" (2008). Lo sviluppo della società europea e la mobilità derivanti dal mercato unico, congiuntamente ai flussi migratori, stimolano le interazioni tra i cittadini europei. Il progetto si propone di favorire lo scambio di opinioni tra i partecipanti e di promuovere il sentimento di identità europea;
- il significato di cittadinanza europea e i suoi benefici per i popoli d'Europa; una più profonda conoscenza dei nuovi Stati Membri e della loro storia; un paragone tra gli allargamenti passati e futuri (rischi e potenzialità).(07/10/2009-ITL/ITNET)

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ARGENTINA - "L'ARTE ALLA PROVA DEL TEMPO" OVVERO "L'ESPOSIZIONE UNIVERSALE ALLA FUNDACION PROA DI BUENOS AIRES "

"Esposizione Universale. L'arte alla prova del tempo" a cura di Giacinto Di Pietrantonio, direttore della GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, è  ospitata  alla Fundación PROA di Buenos Aires, fino al  31 gennaio 2010. Il progetto espositivo tiene fede al concept ideato per la GAMeC: sei secoli di storia dell'arte si snodano in un percorso che accoglie circa 90 opere suddivise in otto sezioni: Esposizione Universale del Potere, Esposizione Universale del Quotidiano Esposizione Universale della Vita, Esposizione Universale della Morte, Esposizione Universale della Mente, Esposizione Universale del Corpo, Esposizione Universale dell'Amore, Esposizione Universale dell'Odio.

Opere provenienti da numerose collezioni pubbliche e private, e da uno fra i piu' importanti musei di arte antica in Italia, l'Accademia Carrara di Bergamo il cui patrimonio sarà, ancora una volta, il punto di partenza del dedalo espositivo.

Le opere di Agostino Carracci, Guercino, Palma il Giovane, Tiepolo e Veronese, si specchieranno, infatti, con quelle di Christo, Marcel Duchamp, Giorgio De Chirico, Gino De Dominicis, Jimmie Durham, Gilbert & George, Maria Lai, Giorgio Morandi, Marisa Merz, Luigi Ontani, Jeff Wall, Gilberto Zorio, Mario Airo', Stefano Arienti, Simone Berti, Margherita Manzelli, Pietro Roccasalva, Ben Vautier, fra gli altri.
Tematiche universali trattate nei secoli da artisti antichi, moderni e contemporanei; periodi diversi a confronto per mettere alla prova i metodi di rappresentazione di argomenti eterni, sempre diversamente affrontati, e per sottolineare le influenze e le relazioni esercitate dal passato sul presente e viceversa.(06/10/2009-ITL/ITNET)

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GERMANIA - "I LINGUAGGI DEL FUTURISMO" AL MARTIN-GROPIUS-BAU DI BERLINO UNA MOSTRA PROMOSSA DALL'AMBASCIATA D'ITALIA

"I linguaggi del Futurismo" la mostra aperta oggi al pubblico al museo Martin Gropius Bau di Berlino a cura di Gabriella Belli  prende le mosse da una lettura del manifesto "Ricostruzione Futurista dell’Universo", pubblicato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel marzo 1915, con il quale l’estetica futurista entrò con prepotenza nella dimensione del quotidiano e invase tutti gli aspetti della vita, ben oltre i confini della ricerca pittorica. L'allestimento allinea quindi opere dei principali protagonisti della stagione del futurismo post-boccioniano, da Giacomo Balla a Gino Severini, da Ardengo Soffici a Fortunato Depero e Enrico Prampolini, Tullio Crali ed Ernesto Thayaht.
Una rassegna che chiude in grande stile l'anno delle celebrazioni per il centenario del Futurismo, dopo le mostre realizzate a Parigi, Londra, Roma e al Museo d'Arte contemporanea di Rovereto e Trento,

La concezione del Futurismo è illustrata fino all'17 gennaio con esempi tratti dalla letteratura, pittura, scultura, ma anche musica, teatro e fotografia. Un'"appropriazione della vita" e delle sue varie forme  che trovò eco soprattutto nell’opera dei futuristi della seconda generazione, utilizzando tutti i linguaggi dell’arte, dal design alla pubblicità, dalla moda alla cucina, fino all’architettura. L’esposizione, organizzata dal Berliner Festspiele, in cooperazione con il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e  l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino è  promossa dall’Ambasciata d’Italia a Berlino. Presenta una selezione molto accurata di opere capaci di rappresentare al meglio la complessità del progetto estetico futurista e permette la conoscenza della produzione meno indagata, ma non per questo minore rispetto alle più note esperienze pittoriche, di questa grande e importante avanguardia artistica europea.

La maggior parte delle opere della mostra proviene del Mart, le cui collezioni comprendono oltre 4.000 opere futuriste, oltre a fondi documentari e librari dei maggiori protagonisti dell'avanguardia storica. Insieme al museo e al Centro Internazionale di Studi, il Mart annovera anche la Casa Museo Depero, primo museo futurista d’Italia, realizzato da Fortunato Depero d’intesa con il Comune di Rovereto e inaugurato nel 1959. Focus della mostra di Berlino, così come si comprende dal titolo, è la presentazione e la valorizzazione di quel progetto arte-vita che il Futurismo teorizzò in tutti i suoi manifesti e praticò con grande coerenza in un programma che vide la partecipazione di tutte le arti alla costruzione di una nuova estetica del quotidiano.

Il 20 febbraio del 1909 Filippo Tommaso Marinetti (1876–1944) lanciò dalle pagine del quotidiano “Le Figaro” a Parigi il manifesto del Futurismo, ponendo così le basi di un movimento artistico d’avanguardia. Marinetti divulgò attraverso gli undici punti del suo manifesto il concetto di una cultura che implicava tutti gli aspetti della vita: le sue tesi esprimevano il rifiuto della tradizione artistica del passato e ed esaltavano la velocità, la violenza e la guerra. Le parole del giovane scrittore, originario di Alessandria d’Egitto, scatenarono una vera e propria rivoluzione, perché toccavano nel vivo quel desiderio di radicale rinnovamento che l’arte italiana da almeno un decennio cercava. Solo pochi anni prima Marinetti aveva fondato a Milano la rivista Poesia, che divenne presto portavoce di quei giovani scrittori che reclamavano un radicale cambiamento della letteratura italiana. Vissuto tra Parigi e Milano, Marinetti portò il Futurismo in tutta Europa, condividendo con moltissimi artisti le idee rivoluzionarie contenute nei molti manifesti teorici, sottoscritti a partire dal 1910 da Boccioni, Russolo, Carrà, Severini, Balla e, successivamente, Antonio Sant’Elia, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Ardengo Soffici e molti altri ancora, come i giovanissimi Tullio Crali, Renato Bertelli ed Ernesto Thayath.

Marinetti, senz’ombra di dubbio il primo grande comunicatore di massa del ‘900, combatté – come tutti i pittori aderenti al futurismo – il passato, la storia, la memoria. Sotto la scure dei suoi pamphlet e dei manifesti teorici caddero via gli oggetti “di culto” della tradizione passata. Egli condannò l’arte del Rinascimento tanto quanto il tango, la musica di Wagner e gli spaghetti così come la Venezia romantica e nostalgica e l’amore per il chiaro di luna. Il nome dato al movimento, una sua invenzione, bene si adattava ad indicare la fede assoluta per le nuove tecnologie, per la macchina e l’aeroplano in particolare. All’inizio del ‘900 il Futurismo rese possibile l’allineamento dell’arte italiana alle più importanti esperienze d’avanguardia già in essere in Europa, in Francia e in Germania in particolare. Interessato alla rivoluzione di tutte le arti, dalla pittura all’architettura, dalla poesia alla letteratura, dal design al teatro, il Futurismo fu per l’Italia un movimento artistico ma anche un modo nuovo di concepire la vita culturale di una nazione che si affacciava al secolo XX in una condizione sociale ed economica di forte arretratezza e di profondi contrasti. Dopo un prologo dedicato alla rivoluzione pittorica promossa in seno al gruppo storico del Futurismo, di Boccioni, Balla, Severini, Russolo, Soffici e Carrà, l’esposizione mette l’accento sulle innovazioni che dopo la morte di Boccioni, avvenuta nel 1916, segnarono una nuova straordinaria stagione creativa del movimento. Pittori come Severini, Balla, Depero, Prampolini, Crali, per ricordare alcuni tra i nomi più noti, furono capaci di dare, sempre con il supporto e la condivisione di Filippo Tommaso Marinetti, nuovo significato all’azione artistica. Essi aprirono una strada di sperimentazione sui linguaggi dell’arte, poesia, letteratura, arredo, moda, design, fotografia, scenografia, che sarà alla base dell’estetica del secondo ‘900. La mostra presenta una selezione molto accurata di opere capaci di rappresentare al meglio questo sentimento di “allargamento” della dimensione estetica alla vita e di “sconfinamento” delle diverse discipline artistiche. In questo modo viene offerta una panoramica su alcuni aspetti magari meno conosciuti e indagati del movimento futurista, ma non per questo meno apprezzabili delle più note esperienze pittoriche.

Dedicare proprio nella città di Berlino una mostra al Futurismo ha non da ultimo un significato particolare per l’importanza che la capitale tedesca ebbe, attraverso il coinvolgimento di Herwarth Walden (1887–1941), per i futuristi e per la diffusione delle loro idee rivoluzionarie.

Nel 1912 il Manifesto futurista venne pubblicato sulla rivista fondata proprio da Herwarth Walden e da Alfred Döblin, Der Sturm, e poco tempo dopo fu inaugurata nell’omonima galleria di Walden, nella Tiergartenstraße 34, la prima mostra futurista tedesca (12.4.–31.5.1912). La mostra, che era stata già presentata a Parigi presso la Galerie Bernheim Jeune (5.–27.2.1912) e a Londra presso la Sackville Gallery (1.3.–4.4.1912), presentava a Berlino 35 quadri ad opera dei futuristi Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini. Ad essa seguirono altre apparizioni dei futuristi nella galleria e nella rivista di Walden, come illustra una scelta di documenti nella mostra al Martin-Gropius-Bau.(02/10/2009-ITL/ITNET).

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PUNTA SU L'ITALIANO TRA ARTE SCIENZA E TECNOLOGIA LA "SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO" OMAGGIO DELL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA ALL'ACCADEMICO GALILEI

L'edizione 2009 della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo  (19-25 ottobre 2009) punta sull’italiano tra arte, scienza e tecnologia  in concomitanza con l' “Anno Internazionale dell’Astronomia” e le celebrazioni per l'Anno europeo della creatività e dell’innovazione”  indetto dalla Commissione Europea. 

L'iniziativa, ideata nel 2001 dal Prof. Francesco Sabbatini, allora Presidente dell'Accademia della Crusca ed oggi Presidente onorario della prestigiosa istituzione culturale, fa riferimento al grande contributo offerto al patrimonio linguistico europeo e universale dall'arte, dalla scienza ed alla tecnologia italiana. Un contributo al quale hanno collaborato nel tempo insigni accademici, dallo stesso Galileo Gallei a  François Voltaire, a Evangelista Torricelli, che hanno definito non pochi termini scientifici adottati dalla prima edizione del vocabolario italiano. Giova a tal proposito sottolineare come proprio lo scienziato Galleo Galilei, di cui si ricorda quest'anno il quarto centenario dell'invenzione del cannocchiale, abbia strutturato per primo nella lingua volgare termini scientifici. La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è  curata organizzativamente dal Ministero degli Affari Esteri e dagli Istituti Italiani di Cultura, dai Consolati italiani, dalle cattedre di Italianistica attive presso le varie Università, dai Comitati della Società Dante Alighieri e da altre Associazioni italiane e di italiani all'estero,  coinvolgendo un numero sempre maggiore di partecipanti attraverso molteplici eventi dimostrando la vitalità dell'interesse per la lingua e la cultura italiana in tutto il mondo.

Quest'anno il Professor  Francesco Sabbatini e l'attuale Presidente in carica Prof.ssa Nicoletta Maraschio presenteranno, nell'occasione, all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, l'edizione anastatica del primo vocabolario della lingua italiana, pubblicato nel 1612. Successivamente nella stessa Settimana la Presidente dell'Accademia si recherà a Bonn portando il  contributo dell'Accademia della Crusca ad un convegno dedicato a Galleo Galilei. Un impegno di promozione della lingua italiana che l'Accademia della Crusca persegue da tempo. In quest'ambito, citiamo l'accordo raggiunto con l’Accademia Brasiliana delle Lettere, grazie anche al prezioso contributo dell'Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, che ha posto le basi per una importante collaborazione scientifica e culturale tra i due Istituti. L'accordo firmato nel 2007 ha visto uno scambio di visite conoscitive da parte dei rispettivi presidenti che dovrebbe sostanziarsi quest'anno in un programma di lavoro sulle tematiche oggetto dell'accordo. Tra le quali - si legge nella convenzione firmata da entrambe le istituzioni - si colloca, fra l'altro, lo studiosulll’italiano di oggi e le altre lingue romanze in Europa e nel mondo; la lingua e cultura dell’emigrazione;  la questione delle minoranze linguistiche in Europa e in Brasile; gli sviluppi recenti della letteratura italiana e brasiliana...
Recente la partecipazione della Presidente dell'Accademia italiana, Maracchio, ad un importante convegno nella città brasiliana di Belem sulla lingua e cultura italiana. 

Fra le attività dell'Accademia il progetto su “Lingua e cultura: l’italiano in movimento”,  un progetto pluriennale (2009-2011), nato dalla collaborazione tra l’Istituto Pedagogico in lingua italiana e l’Ufficio Cultura italiana della Provincia Autonoma di Bolzano. Alla base del progetto la diffusione delle nuove tecnologie, l’uso sempre maggiore della lingua inglese quale codice di comunicazione universale, l’apporto delle esperienze culturali connesse ai fenomeni migratori, stanno sviluppando nel panorama culturale nuovi linguaggi e nuove modalità espressive.

Il progetto si basa sulla considerazione che la lingua non solo sia veicolo per la trasmissione del patrimonio culturale, ma sia anche “testimone“ delle sedimentazioni e dell’evoluzione di questo patrimonio e che uno spazio di approfondimento sulla storia e l’evoluzione della lingua italiana, vista da varie angolature, possa rappresentare un’occasione importante di conoscenza e riflessione sul nostro presente. Il progetto, quindi, si articola in un percorso triennale di incontri di approfondimento sulla storia della lingua italiana e sulle sue varietà, organizzati in sezioni pomeridiane rivolte alle scuole e ai docenti e in appuntamenti serali proposti ad un pubblico più vasto. Sicchè nel corso del triennio verranno analizzati i linguaggi artistici, i linguaggi giovanili e i linguaggi dei media.

L'Accademia della Crusca è sorta a Firenze tra il 1582 e il 1583, per iniziativa di cinque letterati fiorentini (Giovan Battista Deti, Anton Francesco Grazzini, Bernardo Canigiani, Bernardo Zanchini, Bastiano de' Rossi) ai quali si aggiunse subito Lionardo Salviati, ideatore di un vero programma culturale e di codificazione della lingua. Dalle loro animate riunioni, chiamate scherzosamente "cruscate", derivò il nome di "Accademia della Crusca", vòlto poi a significare il lavoro di ripulitura della lingua. L'istituzione assunse come proprio motto un verso del Petrarca - "il più bel fior ne coglie" - e adottò una ricca simbologia tutta riferita al grano e al pane.

L'opera principale dell'Accademia: il Vocabolario del 1612  ampliato e ripubblicato più volte fino al 1923, pur sottoposto ad attacchi per i limiti che poneva all'uso linguistico vivo, ha dato un contributo decisivo all'identificazione e alla diffusione della lingua italiana e ha fornito l'esempio ai grandi lessici delle lingue francese, spagnola, tedesca e inglese.(30/09/2009-ITL/ITNET).

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"DALLE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO L'INPUT ALLA PROMOZIONE DI PARTNERSHIP PER PROTEZIONE BENI CULTURALI E APPROCCIO INTERDISCIPLINARE ALTA FORMAZIONE

"Promuovere lo sviluppo di comunità educative e partnership tra scuole, università, centri di ricerca, associazioni culturali, società civile per la protezione dei beni culturali e di conseguenza la loro migliore valorizzazione e fruizione; garantire un approccio interdisciplinare alla base di percorsi di alta formazione degli operatori culturali": sono queste le priorità indicate dall’Assessore regionale alla Formazione-Lavoro-Cultura Antonio Autilio in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio promosse anche in Basilicata alla fine della scorsa settimana dal Ministero dei Beni Culturali, Comuni, strutture culturali e di ricerca.  Una "giornata" che chiunque in Italia si auspica possa essere lunga 365 giorni l'anno.

Per la Basilicata la cultura è da qualche anno uno degli investimenti primari, come si rileva dalle dichiarazioni del direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici Alfredo Giacomazzi: “l’esigenza che le espressioni del patrimonio culturale lucano vanno adeguatamente diffuse affinchè svolgano un reale ruolo educativo e siano premessa di ulteriore conoscenze, in particolare in una regione come la Basilicata che trova nelle sue peculiarità culturali e paesaggistiche un elemento di identità e di forza per disegnare un futuro migliore”. Una scelta politica che rivela tutta la sua complessità ed ampiezza con risvolti importanti nel contesto sociale della Regione, come risulta evidente nelle affermazioni dell'Assessore Autilio nell’annunciare la nuova edizione di “L’autunno profuma di libro” con a ppuntamenti di rilievo nel Castello di Lagopesole dal 2 ottobre prossimo: “rafforzare il concetto di buona pratica attraverso l’identificazione di strumenti nel settore dei beni culturali per la loro trasferibilità nell’attuale fase che precede l’avvio del federalismo fiscale, che significa essenzialmente fare i conti con risorse finanziarie sempre più scarse, è ancora più importante.

Gli elementi da cui partire sono la cultura quale catalizzatore della creatività nell’ambito della Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione; la necessità di integrare questa dimensione nelle misure d'istruzione e di formazione permanente; la mobilità degli artisti e dei lavoratori del settore culturale nonché la circolazione di qualsiasi forma di espressione artistica; il rafforzamento delle competenze interculturali e del dialogo interculturale.

L’assessore ha quindi riferito della cooperazione avviata con la sezione lucana della SIPBC (Società Italiana Protezione Beni Culturali)  in particolare per promuovere corsi di formazione per gli operatori addetti alla protezione dei Beni Culturali e per la definizione di progetti e programmi da realizzare sul territorio.(29/09/2009-ITL/ITNET).

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"A SUD. ITALIA 2009" - CATANIA E PALERMO IN "DRY AD DUSTA#1" REALTA' ARTISTICHE DAL RESPIRO INTERNAZIONALE

"Dry as dust #1" è la collettiva da Gate 21 a Catania fino al 18 ottobre 2009, che ospita opere di Stefano Cumia, Daniele Franzella, Federico Lupo, Gianni Moretti, Adriano Persiani, Fabio Sgroi, Giuseppe Stassi, Vito Stassi

Dry as dust- - spiega il curatore - e' un progetto nato dalla collaborazione tra Gate 21 (Catania) e Zelle Arte Contemporanea (Palermo), due realtà dal respiro internazionale, ma fortemente legate ad un sottotesto territoriale, la volontà di fornire strumenti, seppur dichiaratamente non esaustivi, per una lettura piu' ampia del contemporaneo nei rispettivi territori d'appartenenza.

"Tutto cio' che e' in me e' soltanto il geroglifico di una forza che mi e' affine. Le leggi della natura sono i segni cifrati che l'Essere pensante ha combinato allo scopo di rendersi comprensibile all'essere pensante. Se vuoi convincertene, cerca  all'indietro." afferma Friedrich Schiller. Ebbene "Dry as dust" e' guardare all'interno di un grande binocolo capace di ingrandire porzioni di spazio entro due piccole circonferenze, ingoiando e restituendo al cristallino immagini nitide e piacevolmente ingannevoli. Centimetro dopo centimetro, entro quelle piccole circonferenze, si delineano micro unità abitative capaci di contenere o allontanare, escludere o sedimentare, costruendo una geografia immaginifica descritta con piglio romantico e isolazionista. Una sorta di grande scatola dei ricordi nella quale comprimere la vita in spazi minimi, trasformando l'immateriale in strati di polvere. Esemplari, gli scatti realizzati in questi ultimi anni da Fabio Sgroi, una rappresentazione della vita piegata al peso delle memorie, un approccio documentaristico capace di generare un legame inscindibile ed asfissiante con un tempo cristallizzato in un infinito spettro di grigi. Grigi che per Vito Stassi diventano layer sovrapposti di memorie di scarto, cronache insolute, atmosfere pallide, condite sapientemente da reminiscenze twinpeaksiane, documentando i margini sfocati di spazi dimenticati impressi su carta come in foto d'epoca ritrovate per caso. Una visione assolutamente tangente all'intensa installazione di Gianni Moretti, -Le rapitrici-, dove una profonda analisi della struttura anatomica sottostante le cose si sposa con una lievissima, polverosa, indagine sulle tracce del tempo.

Un tempo, tra la vita e la morte, che Daniele Franzella sembra voler custodire gelosamente in -astucci- realizzati con estrema perizia, in grado di contenere la vita escludendola e proteggendola dall'esterno, divenendo uno scudo, simulacro delle piu' nobili paure.
Non distante, seppur formalmente diversa, la ricerca portata avanti da Francesco Insinga, stampe dai contrasti forti incastrano un abbraccio in un cellophane scultoreo che ha tutta la forza del marmo appena sbozzato, ad affiorare e' l'amarezza di un'impossibilità, di una prigionia forzata che a volte sembra quasi proteggere preventivamente da ogni paura. Cosi' come nel videogioco di Antonio Pilade, dove al pubblico e' offerta la possibilità di giocare con le paure dell'artista, sfiorando la morte con assoluta leggerezza. Paure sublimate o nascoste persino a se stessi, paura del silenzio, del vuoto, come fossero indici dell'assenza di vita, spettri capaci di ricongiungerci ad un tempo vergato da continue alterazioni delle comuni logiche connettive. In un continuo equilibrio precario dove, come afferma Lidia Tropea, il tempo si dilata e il movimento si arresta. La serie di light box -Who are you?- ad opera della stessa Tropea sdoppia l'identità ponendo l'accento su un dialogo interiore che non concede conclusioni risolutive.

Dialogo che in -Blow out / soffio-, Tiziana Contino instaura con gli sconosciuti avventori di un tram, una performance interattiva dove dei semplici palloncini hanno il compito di custodire la rabbia attraverso l'aria sospinta dai polmoni, consegnandola cosi' a nuova vita fuori da se. Ed e' l'impossibilità di comunicare a segnare e amplificare le distanze. Citando concettualmente -Dimensions of Dialogue- e -Food- del regista ceco Jan Svankmajer, Alice Grassi, nel suo -Babel- affronta il paradosso scontrandosi con l'assenza come unica, salvifica, via di fuga.

Adriano Persiani, maestro del paradosso, attraversa il tempo in bilico tra funambolici spostamenti di senso e glaciali, spesso sarcastici, innesti da tavolo settorio. Da sempre attento all'uso dei materiali, Persiani sposa il decorativismo alla purezza di un design straniante, a-funzionale, strutturalmente lucido e ipnotico. Sul nastro a -doppia elica- della memoria, Giuseppe Stassi e Federico Lupo, operano con scarti temporali minimi, sacrificando porzioni di memoria privata in favore di una ricostruzione storica collettiva, capace di scavare a fondo, giungendo pero' a ritrovamenti del tutto diversi.

Se Federico Lupo, sembra impegnarsi paradossalmente per disperdere le memorie, alterandole e falsificandole tra la polvere di una ritrattistica nobiliare piegata ad un registro popolare, ancorata ad un logorio del tempo inteso come tecnico depistaggio, Giuseppe Stassi, con l'ultimo ciclo di video, gioca con il tempo in modo ambivalente, registrando immagini d'archivio e generando meccanicamente un distacco tra il presente e un passato sempre piu' astratto. Astrazione che per Claudia Gambadoro e' un gioco silenzioso con un mutevole -rettangolo- di luce nell'arco di 24 ore, una finestra che si fa metafora di congiunzione tra dimensioni distanti e antitetiche attraversando un tempo della visione che si scontra con il tempo della vita. Ancora il tempo ed in particolare un legame indissolubile con il passato, con la tradizione e i cambiamenti che investono il paesaggio e' elemento portante della poetica di Sebastiano Mortellaro, in bilico tra la fragilità romantica del Sublime e quel Pittoresco, commovente, sentimento della rovina che ispira la sensazione del disfacimento delle cose prodotte dall'uomo.

Spirito che sembra pervadere la grafite e gli inchiostri, che Stefano Cumia orchestra su carte dai formati diversi, disposte ritmicamente assecondando i moti ondulatori di squarci rubati al quotidiano e interpretati con cinismo e disincanto, a tratti venati da un sarcasmo latente che sembra proporre un'ambigua chiave di lettura agli enigmi piu' torbidi della nostra coscienza. (28/09/2009-ITL/ITNET).

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CONGRESSO DANTE - BOTTAI(PRES.DANTE):"MULTILINGUISMO BASE IDENTITA' EUROPEA". PRES.CAMERA FINI:"PRENDERE COSCIENZA PATRIMONIO CULTURALE"

"Il Congresso della “Dante Alighieri” a Bolzano e Merano è una ulteriore occasione d’incontro fra due delle grandi culture - quella italiana e quella austro-tedesca - che, attraverso i secoli, hanno dato vita e sostanza al nostro continente. L’Europa ha confini di civiltà, molto più che geografici." Lo ha affermato l’Ambasciatore Bruno Bottai,
Presidente della Società Dante Alighieri, nel suo discorso di apertura del 79.mo Congresso internazionale della Dante a Merano terminato domenica scorsa (27 settembre).

In Alto Adige la lingua di Dante incontra la lingua di Göethe. Il nostro Congresso è un’ulteriore occasione per valorizzare fra loro un dialogo culturale utile alla costruzione di un’Europa sempre più unita.
L’Austria, al di là del crinale delle Alpi così prossimo a Bolzano, è un vicino che ha dato all’Europa grandi contributi culturali. Tra l’altro Vienna custodisce straordinarie opere dell’arte italiana. In Alto Adige-Sud-Tirolo la lingua italiana e quella tedesca si mescolano con naturalezza nelle strade e nei negozi. Vi è spazio anzi, per una terza lingua, quella ladina.
Göethe amava il Paese dove fioriscono i limoni. Gli piaceva disegnarlo. Gli piaceva, a Roma, fare lunghe passeggiate fuori le mura, dalla sua casa vicina a Piazza del Popolo.
Dante, pur scrivendo in fiorentino e non in latino la sua Commedia, sentiva l’Impero romano come una realtà ancora esistente. A Roma risiedeva il Pontefice, successore degli imperatori. Grazie al Cristianesimo, il Papa aveva anzi un dovere di guida dell’umanità che gli imperatori non avevano avuto. Benedetto XVI, bavarese di nascita, ma romano da lunghi decenni, lo esercita con sapienza e mitezza.....

" Valorizzare la lingua italiana, sottolineando la parità di tutti gli idiomi, costituisce una premessa importante per un proficuo scambio tra le culture, consci di vivere in una società sempre più aperta, multilingue e libera" . E' il pensiero espresso dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, inviato al congresso della Dante, in cui ringrazia la Società per l'impegno nella promozione della lingua e cultura italiana nel mondo

"La conservazione e lo sviluppo della lingua italiana è un grande impegno che coinvolge tutti gli italiani, che devono prendere piena coscienza del patrimonio culturale, morale e ideale che appartiene a tutto il Paese.
Il mio auspicio è che questo Congresso favorisca e incoraggi le Istituzioni, i centri culturali e le scuole a sensibilizzare l’opinione pubblica, e soprattutto i giovani, favorendo il recupero e la valorizzazione degli innumerevoli tesori linguistici italiani."(28/09/2009-ITL/ITNET).

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LUSSEMBURGO - LA SICILIA DELLA VAL DI NOTO NEI CAMMINI FOTOGRAFICI DI VINCENZO MODICA

Ancora pochi giorni per visitare la mostra sull'opera dell'italiano, siciliano, Vincenzo Medica "Locus Amoenus. Cammini fotografici in Val di Noto" allestita a Lussemburgo presso la sede del Segretariato Generale del Parlamento Europeo,
fino al 19 settembre

Pochi giorni per ammirare il Sud della Sicilia: la Val di Noto, un habitat rivisitato da Vincenzo Medica, che da secoli si offre  ai viaggiatori. E non potrebbe essere che così: Vincenzo nasce nel 1971 in Sicilia, all'ombra dell'Etna. Cresce a Noto, antica capitale di quel terzo sud-orientale della Sicilia che ancora oggi ne porta il nome: Val di Noto. La città e' conosciuta come capitale del barocco siciliano. Barocco che qui non e' solo opulentissimo stile architettonico, ma che a tre secoli di distanza, condiziona ancora pensiero ed azioni dei ventimila cittadini. Gli abitanti di Noto passeggiano per sere intere all'ombra di un glorioso di magniloquenza spagnolesca. È il loro umbelicus mundi.

Ma Vincenzo, laureato in architettura, decide di guardare oltre il mondo dei monumenti barocchi e va a scoprire il territorio che circonda la sua città.

"La riserva naturale di Vendicari - spiega Antonio Presti Presidente Progetto Fiumara d'Arte - e' la vera ispiratrice dell'arte di Vincenzo - luogo ameno per eccellenza. Uno dei pochi luoghi dove possiamo ancora vedere come si presentava una volta la costa siciliana. L'artista vi elegge la sua riserva dell'anima e dello spirito.

Fino a pochi decenni fa il paesaggio e' tagliato in due da una linea ferroviaria. Oggi i binari abbandonati si sono fusi con il territorio e la sua vegetazione. Stazioni cresciute in mezzo al nulla: la ferrovia era nata per portare verso le città i prodotti della terra da questi campi. Vincenzo conosce bene questi posti: sono i luoghi della sua anima. A ognuno e' legato un ricordo di momenti oscuri o luminosi della sua storia personale. E l'uomo dietro l'obiettivo cattura i ricordi della sua vita dove si fondono con la storia e l'animo della sua terra. I temporali sono il punto di fusione tra l'anima di Vincenzo e quella della sua Sicilia. L'energia che si scatena nel contatto tra terra, acqua, cielo. La quiete che tutto avvolge dopo quest'amplesso atmosferico. La violenza climatica che si trasforma in iperbole cromatica. Ora la pellicola dentro la macchina fotografica si impregna, ha bisogno di farsi fecondare dalla terra che ha accumulato feroce inquietudine. Vincenzo conduce le sue ricognizioni fotografiche dopo i temporali. Ne nascono opere pregne di tenebrose malinconie. Di cupa bellezza sognante. Incubi radiosi. Un percorso narrativo capace di raccogliere le energie disperse nel territorio.
Ma Vincenzo Medica - sostiene Antonio Presti Presidente Progetto Fiumara d'Arte - dialoga con noi attraverso le raffigurazioni del suo Locus Amoenus - o sono propro i luoghi del Val di Noto che si servono abilmente di lui per comunicarci la loro essenza?  Ebbene, il -Locus Amoenus- di Vincenzo Medica rivela frammenti del pensiero di questo artista siciliano, un guardare al paesaggio come tratti dell'anima, come fonte vitale della sua naturalezza e infinita solitudine.

Un luogo il -Val di Noto-, nell'estremo lembo sud dell'Europa, dove tutto vive un intimo apparentemente universale, dove ogni traccia visiva di Medica rammenta un ordito di quel -genius loci- assente-presente, luoghi di un deserto propulsore tra cielo e mare.

Dell'opera dell'artista afferma Michele Romano dell'Università di Catania : "Immagini che ritraggono frammenti lapidei e scorci di architettura in dialogo con il loro passato-vissuto, con una natura che si traduce in silenziosa attesa e intima riflessione. Cammini di legno, tra luoghi di riserva naturale, sentieri lontani dalla civiltà, vecchie linee ferroviarie, in un silenzioso percorso umano nella privata armonia di un creato mediterraneo. Policromie di colori e di riflessi, negli scatti dopo il temporale di questo raffinato artista, dalla flora selvaggia e naturale alle acque che specchiano solitari e svettanti architetture, sentinelle di un mitico paesaggio.

-Locus Amoenus- e' sicuramente quel dialogo tra contesto urbano e quella intima grandezza del paesaggio naturale, lunghe prospettive di sabbia che dialogano con architetture settecentesche, una introspezione narrativa dell'artista che scruta nel paesaggio ancora incontaminato di un luogo natio, la grandezza della sua universale visione.

Vincenzo Medica e' nato a Catania il 10 agosto del 1971, ha sempre vissuto a Noto, ad eccezione del decennio universitario per la laurea in Architettura a Reggio Calabria, dove ha iniziato ad interessarsi anche di arte visiva, direzione della fotografia cinematografica e grafica semplicemente un fotografo. E' anche designer, videomaker,  scenografo, pubblicitario, attento osservatore delle avanguardie, che si puo' collocare tra i personaggi piu' originali della scena artistica siciliana.
Ha investito tutto sulla Sicilia,  dopo ha collaborato con Luca Ronconi al Teatro Greco di Siracusa, ha realizzato dal 1998 fino ad oggi piu' di 300 piccoli eventi artistici, ha  istituito anche un festival per gli artisti del Val di Noto, NotArte che ha luogo da sei anni sulla via Nicolaci di Noto la prima quindicina di agosto.
Numerose immagini d'autore e installazioni sono state esposte in musei, palazzi storici, locali, gallerie esclusive e spazi pubblici italiani; per questo numerosi sono stati i riconoscimenti da parte della stampa piu' colta. (14/09/2009-ITL/ITNET).

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sicilia

La Sicilia in mostra al FOOD & HOSPITALITY di Shangay

Fino al 20 novembre 2009, un gruppo di aziende siciliane della filiera agroalimentare di qualità debutterà nel mercato cinese alla  13° edizione della fiera internazionale Food & Hospitality  China 2009 di Shanghai. In un padiglione titolato “Made in Sicily”, in posizione strategica (di fronte all’ingresso principale del polo fieristico), saranno esposti i prodotti a marchio siciliano.

Alla presenza di buyer della grande distribuzione e della stampa internazionale specializzata, con il supporto di personale cinese,  le aziende presenteranno le loro buone pratiche e i loro prodotti nel corso di cinque seminari. Ciascuna impresa avrà a disposizione anche una propria vetrina nella sala meeting allestita dall’Ice (Istituto per il commercio estero).

L’iniziativa, indirizzata all’internazionalizzazione delle aziende che hanno aderito al progetto Sicily looking East”, è stata promossa dall’assessorato Agricoltura e Foreste della Regione siciliana, con la collaborazione dell’Ice e dell’agenzia di servizi 3 Emme Lab,  che si è avvalsa del supporto tecnico di un team italo cinese per presentare al meglio il brand Sicilia. Hanno partecipato  al progetto di internazionalizzazione aziende di Agrigento, Catania, Messina e Palermo, oltre ad alcuni consorzi di tutela e associazioni di categoria.

“Nonostante la crisi globale, la Cina è un mercato importante perché in continua espansione – ha detto l’assessore all’Agricoltura, Michele Cimino - . Abbiamo adottato tutti gli strumenti necessari perché il brand Sicilia  si distinguesse dalle altre Regioni presenti in questo grandissimo polo fieristico, che ospita ben 90 Paesi. Le imprese sono state supportate in tutte le fasi organizzative: dalla spedizione dei campioni, alle ricerche di mercato, al contatto con i buyer. Per presentarle in modo semplice , anche la modulistica di presentazione e di promozione è stata realizzata in lingua cinese e in inglese”.

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Unesco: approvato progetto per tutela e fruizione dei siti siciliani
 
Un piano per la tutela e la fruizione dei siti Unesco siciliani. Il progetto, dal titolo “Servizi per la mobilità dolce e carte servizi nei siti Unesco regionali”, è stato approvato ieri, e inviato al Ministero per i Beni Culturali, dopo una riunione tra l’assessore regionale ai Beni Culturali, Nicola Leanza, e i responsabili dei cinque siti siciliani inseriti nella world heritage list.

Alla riunione erano presenti Mariella Muti, soprintendente per i Beni Culturali di Siracusa, per Pantalica e Siracusa; l’assessore ai beni culturali di Lipari, Mimma Sparacino, per i comuni delle isole eolie; il dirigente del museo archeologico della Villa del Casale di piazza Armerina, Costanza Lentini; il sindaco di Noto, Corrado Valvo, in rappresentanza dell’associazione Distretto Sud-est e Rosalia Camerata Scovazzo per l’ente parco archeologico di Agrigento.
Il progetto si propone di avviare una serie di interventi per la migliore conoscenza e fruibilità dei siti Unesco siciliani. Sarà realizzata una carta servizi che, attraverso un circuito di esercenti commerciali, artigiani e sfruttando anche la rete alberghiera e di ristorazione locale, intende creare un sistema di offerta turistica di qualità per una migliore promozione del territorio.

Allo stesso tempo saranno anche acquistate bici elettriche, dotate di Gps, rastrelliere e box di deposito che saranno messe a disposizione dei visitatori per una migliore fruizione e saranno attivati una serie di servizi online per rendere ancora più approfondita la conoscenza dei siti.

“Sono molto soddisfatto – ha spiegato l’assessore Leanza – perché è un progetto pilota che completa e rafforza quello che presentammo nel 2007 e che venne finanziato dal ministero Beni culturali con più risorse in assoluto rispetto alle altre regioni italiane. Il progetto, indirizzato verso una politica di miglioramento della qualità e dell’eco-sostenibilità della fruizione dei siti Unesco siciliani, anticipa nel metodo i contenuti dei bandi che verranno a breve emanati con le risorse del Por Fesr 2007-2013”.


Fonte comunicato: Regione Sicilia, Presidenza

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